3.1. Rafforzamento del sistema sanitario toscano.

Le politiche sanitarie richiedono una particolare attenzione: abbiamo visto quanto sia stato fondamentale il lavoro svolto dai nostri operatori sanitari durante il lockdown. La sanità pubblica deve essere rafforzata attraverso un piano di assunzioni quinquennale e l’ottimizzazione delle risorse disponibili. Deve essere previsto, nei termini che saranno resi possibili dalla normativa nazionale, un piano di assunzioni capace di invertire il trend nel rapporto personale/ popolazione che vede una costante riduzione del personale in alcuni ruoli chiave (non solo medici e infermieri). A tutti gli ospedali del territorio toscano devono essere fornite le infrastrutture informatiche necessarie per l’uso di una cartella elettronica ospedaliera unica e accessibile ai medici del territorio. E’ necessario rispondere all’emergenza di personale dei pronto soccorso anche attraverso una gestione integrata del personale medico del 118, che è troppo spesso basato soltanto sulla sola opera di volontariato. Un settore fondamentale, che dovrebbe essere maggiormente valorizzato e coadiuvato, per esempio attraverso percorsi parauniversitari atti a formare adeguatamente il personale che lavora a bordo delle ambulanze.
Tutte le misure ecologiche sin qui elencate, se adottate, avranno ricadute positive sulla spesa sanitaria in ottica di lungo periodo. La connessione tra molte patologie, croniche o acute, e i fattori di inquinamento ambientale è ormai nota è scientificamente riconosciuta.

3.2. Incremento e ripristino dei presidi sanitari territoriali.

L’ospedalizzazione dei malati è un punto finale di un percorso che parte dalla prevenzione, dalle cure domestiche, utilizzando anche rimedi naturali.
In tale ottica è necessario interrompere lo smantellamento di qualsiasi presidio sanitario in Toscana, soprattutto quelli nelle aree rurali e montane. La politica di costruzione dei megaospedali di area vasta, parallela alla chiusura dei tanti piccoli ospedali, si è dimostrata fallimentare. Riteniamo necessario, invece, un piano di recupero dei piccoli ospedali chiusi e la valorizzazione dei presidi sanitari diffusi sul territorio, fra cui i medici di famiglia, affidando a tali presidi il compito di rispondere alle richieste sanitarie che necessariamente devono precedere le esigenze di ospedalizzazione e di ricovero specialistici.

3.3. Formazione, istruzione, partecipazione alla vita sociale con consapevolezza e conoscenza.

L’emergenza Covid-19 ha spinto il mondo dell’istruzione pubblica a cercare soluzioni diverse dal tradizionale rapporto frontale in aula. Sappiamo quante difficoltà, particolarmente nelle aree rurali e montane, devono affrontare studenti, docenti e personale ATA per recarsi ogni mattina in aula, spesso in condizioni di sovraffollamento o di scarsa tutela della propria salute. Connesse all’istruzione vi sono poi le attività di formazione orientate all’inserimento nel mondo del lavoro o alle necessarie attività di aggiornamento di chi vi è già inserito. Oggi bisogna avere la consapevolezza che è fondamentale incidere su questi mondi (istruzione e formazione) per poter disporre delle necessarie conoscenze culturali e tecniche che favoriscano una riconversione Green dell’attuale economia basata sul consumo delle risorse. La nostra proposta è quella di introdurre, nelle ordinarie attività di istruzione, comportamenti orientati al rispetto dell’ambiente (ad esempio favorendo la mobilità pedonale, ciclabile, migliorando lo studio a distanza, ecc.), al miglioramento della propria cultura ambientale (ad esempio favorendo attività legate alla conoscenza dei cicli naturali, della tutela delle risorse naturali, del rispetto della vita in tutte le sue forme, ecc.). Nel settore della formazione professionale proponiamo di introdurre percorsi legati a nuove professioni (utilizzo di energia rinnovabile, agricoltura biologica, tutela delle risorse naturali, manutenzione delle aree verdi, tutela della biodiversità, ecc.) in modo da favorirne la diffusione in termini territoriali e produttivi.
Vogliamo che le cittadine ed i cittadini siano consapevoli e informati, in grado di partecipare attivamente alla vita democratica, amministrativa e sociale, mettendo a disposizione di tutti gli strumenti necessari per poter approfondire ogni tematica, ad esempio partendo dalla libera diffusione delle adunanze dei consigli e delle riunioni di commissione fino alla predisposizione di bilanci economici e sociali redatti con la massima partecipazione della cittadinanza stessa (bilancio partecipato).

3.4. Pari opportunità.

Siamo antifascisti e ci opponiamo categoricamente a qualsiasi discriminazione basata su differenze di genere, religione, etnia ed orientamento sessuale. A tal proposito ci impegniamo affinché l’Obiettivo 5, uguaglianza di genere, dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile sia promosso e attuato. Tale obiettivo vuole portare al raggiungimento dell’uguaglianza effettiva (che sulla carta già esiste in Toscana) dei diritti e dell’autodeterminazione di tutte le donne.
Le disparità di genere costituiscono, infatti, uno dei maggiori ostacoli alla libertà umana, allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà.
Vogliamo inoltre che venga combattuta la violenza di genere, impegnando la Regione Toscana ad una lotta senza quartiere al femminicidio ed alla violenza sessuale, fisica e psicologica, sostenendo la nascita e la sopravvivenza delle attività dei Centri Antiviolenza, ma anche e soprattutto a livello culturale. Vogliamo che sia garantita la piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica. A questo proposito chiediamo che venga ripresa la buona pratica della Commissione Pari Opportunità del Consiglio della Regione Toscana che attraverso il progetto Saperi delle donne ha raccolto una serie di curricula nei vari ambiti a disposizione per incarichi e nomine basate sul merito.

3.5. Giustizia sociale - Favorire la mobilità pubblica.

Proponiamo che entro l’inizio del 2021, a tutte le cittadine e a tutti i cittadini toscani venga fornita gratuitamente la Pegaso Card, caricata con 25 euro all’inizio di ogni anno, così da favorire l’utilizzo integrato di mezzi pubblici sul territorio regionale. Proponiamo inoltre che la Regione stipuli convenzioni per far sì che la Pegaso Card possa essere usata anche per l’acquisto di altri servizi di trasporto (taxi, car sharing, bike sharing etc.). Il finanziamento di questa misura può essere ottenuto rimodulando l’addizionale Irpef regionale adottando il sistema di aliquote previsto in Regione Emilia-Romagna, leggermente più progressivo di quello toscano (con un gettito aggiuntivo di circa 65 milioni di euro che verrebbero interamente restituiti ai cittadini). Siamo fortemente convinti che sia necessario un potenziamento del servizio di trasporto locale, in particolare su rotaia a piccola-media percorrenza, su tutto il territorio regionale con forte attenzione alle aree periurbane e interne.
In quest’ottica ci batteremo affinché il Governo regionale si impegni cancellare le modifiche al progetto di sottoattraversamento Alta Velocità di Firenze concordate nel 2011, adoperandosi, anche assieme al Comune di Firenze, per reperire le risorse necessarie al completamento del progetto originale; progetto che comprendeva le stazioni per il trasporto regionale, prime fra tutto la stazione Circondaria, in corrispondenza della Foster; e la stazione Perfetti Ricasoli, adiacente al nodo strategico di Firenze Nova. Vogliamo che si rafforzino le linee regionali (quali ad esempio la Aulla-Lucca-Pisa, la Firenze-Lucca-Viareggio, la Firenze-Siena-Grosseto e similari) e che si prevedano servizi di interscambio in ogni stazione (bici elettriche, bike sharing, minibus elettrici) che possano anche portare alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Vogliamo che anche muoversi (a piedi, con mezzi pubblici, ecc.) sia un diritto per tutti, soprattutto per le persone diversamente abili, eliminando ogni barriera architettonica e ogni ostacolo che possa limitare o impedire questa libera circolazione.

3.6. Giustizia sociale - Reddito energetico e tutela delle persone a basso reddito.

Sempre in coerenza con la visione di una Toscana Carbon Neutral 2030, siamo convinti che sia necessario maggior impegno nel facilitare l’installazione diffusa di impianti di produzione energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, superando gli ostacoli di natura burocratica, finanziaria e di inserimento paesaggistico, grazie alla definizione di procedure chiare e incentivi da concordare con tutte le parti interessate (amministrazioni locali, ESCo e imprese attive nel settore del territorio, Sovrintendenza). In quest’ottica proponiamo di approvare una Legge regionale che favorisca l’iniziativa del reddito energetico, ossia la possibilità, anche per le famiglie più bisognose, di installare impianti fotovoltaici, micro-eolici o anche solari termici, in comodato d’uso sui tetti di abitazioni o condomini.
Ciò ad integrazione di politiche di sostegno delle persone a basso reddito, affermando il diritto ad un sostegno dell’integrazione dei redditi per tutte le persone limitate nell’accesso al lavoro (disabili, persone diversamente abili, etc.) garantendo loro e/o ai loro nuclei familiari un reddito minimo non inferiore all’attuale reddito di cittadinanza.

3.7. Giustizia sociale - Favorire l’occupazione.

Una riconversione Green dell’economia rappresenta una grande opportunità di incrementare l’occupazione. Contrariamente a quanto sentiamo spesso dire, riconvertire l’economia non vuol dire aumentare costi a carico della collettività. Basti pensare solo ai costi che oggi sosteniamo per far fronte alle numerose emergenze ambientali, che potrebbero invece essere sostenuti, anche in misura minore, per prevenire tali emergenze. La cura del territorio (ad esempio la manutenzione programmata di fognature, di strade, di aree verdi, di aree forestali, ecc.) richiede una presenza costante di addetti ma determina benefici facilmente quantificabili anche in termini economici. Lo sviluppo di attività turistiche ecocompatibili, capaci di promuovere un’offerta turistica annuale (visite ai parchi, mobilità innovativa, turismo terza età, turismo per proprietari di animali di affezione, sport all’aperto, ecc.) favorisce un’occupazione di alto livello, non precaria o stagionale. Lo sviluppo di un’agricoltura biologica, attenta al rispetto degli equilibri naturali, e favorevole alla tutela della biodiversità, favorirebbe un recupero di aree agricole attualmente poco utilizzate, con conseguenti benefici occupazionali.
Il recupero del patrimonio immobiliare pubblico o privato, il suo adeguamento sismico ed energetico, l’utilizzo di tecniche e materiali naturali (basti pensare alla calce-canapa), oltre che richiedere nuove professionalità determinerebbe un beneficio economico notevole. Lo sviluppo di produzioni industriali che prevedano materie prime non fossili o non ecoalteranti (basti pensare alle cartiere toscane, che potrebbero utilizzare fibre di canapa sativa al posto della tradizionale cellulosa da legno) potrebbe favorire lo sviluppo di un indotto consistente con ulteriori ricadute occupazionali.

3.8. Giustizia sociale - Una casa per tutti.

Avere una casa, un ambiente dove poter vivere in maniera salubre, dove poter coltivare i propri affetti e far fronte ai propri bisogni, è un diritto inalienabile di tutti. Eppure, oggi sono sempre di più le persone costrette a vivere in strada, privati di una pur piccola soluzione abitativa. Ma non mancano gli spazi per affrontare correttamente questa situazione. Basti pensare, ad esempio, alle strutture pubbliche non più utilizzate (caserme, vecchi ospedali, scuole, etc.) e al grande patrimonio privato vuoto. In definitiva, gli spazi ci sono, basterebbe solo volerli utilizzare. Per questo noi proponiamo un piano di manutenzione e ripristino del patrimonio pubblico o privato, in convenzione, da considerarsi come alla pari di una grande opera strutturale, sulla quale investire risorse sia pubbliche che private. I lavori di recupero, manutenzione e gestione di tali strutture potranno vedere la partecipazione di nuove imprese o cooperative, o anche di innovative forme di partecipazione associativa come ad esempio l’azionariato diffuso, tali da coinvolgere nuovi lavoratori o gli stessi utenti, che potranno prestare la propria opera come forma di compensazione degli affitti o di quanto da loro dovuto, in un’ottica di valorizzazione sia del lavoro autogestito che di quello volontario. Alcuni spazi così recuperati potranno essere messi a disposizione anche dei bisogni collettivi di incontro, di lavoro, di socializzazione, di apprendimento, di istruzione e formazione, in stretta sinergia con le analoghe iniziative pubbliche già presenti sul territorio. Infine, in tali ambienti potranno trovare accoglienza anche i nuovi immigrati e le famiglie costrette ad allontanarsi da luoghi violenti o da situazioni di carestie e guerra, per cui è necessario snellire le procedure burocratiche di riconoscimento e regolarizzazione, al fine di puntare ad una reale inclusione per tutte e tutti.

3.9. Giustizia sociale - La nuova centralità della Montagna.

La Montagna può essere il campo di elaborazione e sperimentazione di modelli di vita nuovi e antichi, a misura d’uomo e replicabili.
In questo ambito la Toscana ha fatto scuola conservando quel modello di vita fatto di buon mangiare, buon bere, vivere all’aria aperta e in modo solidale in comunità che è stato punto di forza di EXPO 2015 come “Buon Vivere Toscano”. Quel modello di vita, a misura d’uomo, può essere l’antidoto adeguato ad un modello di vita modernista disumanizzante ed oggi divenuto dominante, soprattutto nelle città. Un modello che, entrato in crisi, lascia le città anche toscane in una forte condizione di difficoltà nel ricostruire una propria identità.
Una parte consistente del territorio della Toscana è costituita da aree montane o collinari. In questi ultimi anni abbiamo purtroppo assistito ad una fuga da queste aree, oggi spesso presidiate da sole persone anziane. Eppure queste aree sono fondamentali per l’equilibrio del nostro ecosistema. Da queste aree sgorgano le acque delle nostre sorgenti, sono queste le aree che garantiscono la presenza dei boschi che limitano la concentrazione di CO2, e sono queste le aree da cui parte quel dissesto idrogeologico che fa, sovente, strage e distruzione a valle e nelle aree urbanizzate, solo per fare alcuni esempi.
Come incoraggiato al Paragrafo 2.4, proponiamo un forte impegno per favorire il ritorno di giovani in queste aree montane. Ciò è possibile valorizzando il ruolo di sentinella ambientale. Dobbiamo favorire lo sviluppo dei servizi per queste aree, anche beneficiando delle potenzialità costituite dalle nuove tecnologie informatiche. Dobbiamo favorire anche la gestione locale diretta dei servizi pubblici in queste aree. Basti pensare all’esperienza del Comune di Bagni di Lucca che, nel 2016, ha deciso di costituire una propria società per la gestione dei rifiuti e per la manutenzione del territorio. Oggi, in un comune di poco più di 6.000 abitanti, uno dei più estesi comuni montani, questa scelta ha consentito di avere 12 nuovi posti di lavoro e di determinare una restituzione al territorio delle risorse economiche impegnate.

3.10. Giustizia sociale - Non morire sotto il terremoto.

La Toscana è terra strutturalmente instabile, in quanto attraversata per intero dalle faglie dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle Alpi Apuane. Si tratta di montagne ad alto rischio sismico: dal sud che risente delle scosse dell’area colpita dal recente sisma di Amatrice e dai terremoti umbri, all’area del Mugello che coinvolge la stessa Firenze, all’area di Marradi che, con la Garfagnana e la Lunigiana è fra le terre più pericolose d’Italia. Quest’anno ricorrerà, durante la campagna elettorale, il centesimo anniversario del terremoto del 6-7 settembre 1920, che distrusse Lunigiana e Garfagnana.
Proponiamo un ambizioso “Progetto Terremoto Toscana” che affronti, come una grande opera pubblica e con le risorse del Recovery Fund, la messa in sicurezza delle case e delle vite. Sapendo che intervenire a sisma avvenuto, oltre ai lutti e distruzioni, costa circa 7 volte di più che prevenire, si programma un ampio piano milionario e pluriannuale di interventi di consolidamento con la logica del 110% (fissando il rimborso degli interventi al 100%) che ridarà lavoro all’edilizia ed ai settori collegati per più decenni, dando respiro all’economia e alle famiglie toscane nella tremenda crisi del Coronavirus.
Proponiamo di favorire il recupero dei borghi, con soluzioni edilizie innovative, privilegiando l’utilizzo di prodotti naturali locali. Questi borghi potrebbero diventare anche luoghi di sviluppo di un nuovo turismo, tramite soluzioni quali l’albergo diffuso, o costituire una soluzione alternativa alla tutela degli anziani, spesso racchiusi in affollate RSA, ridotti a uno stato quasi vegetativo. Proponiamo di valorizzare l’agricoltura montana sostenibile, di favorire la diffusione dell’apicoltura, la tutela della biodiversità, della manutenzione e incremento delle aree forestali, assegnando a tali attività anche una funzione di interesse pubblico e sociale.

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