2.1. La centralità dei territori, delle comunità, delle risorse locali.

E’ necessario decentrare la globalizzazione trovando le risorse per la vita e lo sviluppo nei singoli territori, nelle loro comunità, nelle loro popolazioni, ridandogli autonomia istituzionale e amministrativa.
Immaginiamo la Regione Toscana non come un soggetto uniforme ed omogeneo ma come lo spazio di convivenza unitaria, ideale, di tante identità e diversità e di tante comunità rurali ed urbane, che creano, autonomamente o in rete, iniziative che valorizzano ogni territorio, ogni risorsa, ogni elemento esistente ed utile dei tanti territori toscani.

2.2. La Toscana è una terra complessa e articolata: la necessità di relativizzare.

La Toscana è una terra composita formata da tante regioni territoriali e identitarie, dalla Garfagnana, al Mugello, al Casentino, al Chianti, alla Maremma, ecc. Parallelamente è composta da tante città diverse fra di loro. Soprattutto, però, è costituita, strutturalmente, da terre urbane, da terre rurali basse, da terre collinari e da terre montane, tutte diverse e con proprie caratteristiche e problemi.
Il principio ispiratore della nostra politica è la ricomposizione del rapporto – da troppi anni conflittuale - fra città e campagna/montagna, quell’interdipendenza costante che è stata vitale nei secoli, considerando le intrinseche differenze che esistono tra tali territori.
Relativizzare significa fare l’analisi SWOT (punti di forza, debolezza, opportunità e minacce) partecipata dei diversi territori, sottoporne i risultati alle comunità dei diversi territori ed approvare in Consiglio Regionale delle linee guida stabili di legiferazione per le diverse terre della Toscana.

2.3. L’autogoverno dei territori.

La dissennata politica dello Stato Italiano che ha compromesso strutturalmente l’ossatura istituzionale nazionale, eliminando o indebolendo le province, le comunità montane, il ruolo dei comuni (attraverso il taglio drastico dei trasferimenti di fondi e tramite le fusioni) ha determinato un quadro molto diverso su cui operare positivamente, per ricostruire un’amministrazione davvero efficiente e solidale, a partire dai territori fino ai livelli nazionale ed europeo.
L’allontanamento del potere pubblico dalle comunità di base ha determinato lo sviluppo di forme di auto-responsabilizzazione delle popolazioni residenti. Associazioni sportive dilettantistiche, comitati parrocchiali, oratori, ecc. hanno superato il loro ruolo specifico, assumendosi compiti comunali, quali la cura del territorio, la pulizia, il decoro, la costruzione e gestione di luoghi di aggregazione, ecc. Ciò ha prodotto lo sviluppo della coscienza della necessità di autogoverno nelle comunità e il crescente contrasto con i municipi, sempre più visti come soggetti lontani dalle comunità.
E’ necessario invece recuperare e migliorare questo rapporto, e per farlo, proporremo di creare in ogni frazione paesana o quartiere urbano Consigli di frazione o di quartiere.
Tali Consigli potranno rappresentare più efficacemente le comunità, proporre interventi sui loro territori e monitorare più da vicino lo stato dell’ambiente e del paesaggio.
I Municipi, dal canto loro, dovranno sottoporre al parere di tali Consigli eventuali progetti da realizzare nei territori, avviando quindi percorsi davvero partecipati e inclusivi rispetto alla popolazione.

2.4. Lo sviluppo economico dei territori.

Il termine “sviluppo” significa scioglimento di un nodo, svolgimento di un viluppo. Questo è, per noi, lo sviluppo: la soluzione di problemi che impediscono il migliore svolgimento della vita umana. Rifiutiamo ogni commistione fra i termini “crescita” e “sviluppo”: il primo significa produzione e sfruttamento di risorse infinite, il secondo significa far funzionare meglio l’esistente. Lo sviluppo può essere un elemento costituente della stessa decrescita felice. Meglio meno, sovente, ma meglio.
Il quadro in cui si pone lo sviluppo è quello del rapporto città/campagna/ montagna per ricostruire un rapporto vitale fra esse, tutto in un sistema di sviluppo economico circolare.
Prendiamo atto del fatto che ci sono moltissimi territori abbandonati in campagna, in montagna e intorno alle città. D’altra parte, le città sono piene di giovani disoccupati e sempre più in balia di un sistema economico – produttivo per il quale ogni persona è semplicemente un ingranaggio di una macchina destinata ad una produzione sempre crescente.
Programmiamo di incentivare una “migrazione inversa” verso le campagne e le montagne, al fine di recuperare queste terre abbandonate, riqualificando il territorio, rimettendo a coltura la montagna contro il dissesto idrogeologico e gli incendi, ma anche la periferia urbana con orti e campi sociali (anche al fine di integrazione di reddito) e riforestazione urbana per la creazione di nuovi posti di lavoro.
A chiunque sia deciso a mettersi a disposizione per questo ambizioso proposito, i Sindaci di campagne e montagne dovranno trovare case in affitto, e facilitare la collaborazione con gli abitanti del luogo, al fine di creare comunità armoniose e vitali.
Nel bilancio della Regione e nell’economia locale è già presente la disponibilità economica per questo proposito:
1. Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020, che si rinnoverà dal 2021 per un altro settennato, predispone un budget di centinaia di milioni per lo sviluppo dell’agricoltura toscana. Noi modificheremo soprattutto la Sottomisura 6.1, che finanzia l’insediamento di giovani aziende in agricoltura, alzando da 30.000 a 80.000/100.000 euro il premio a fondo perduto ai giovani che presentano progetti, con attenzione particolare a quei progetti che affrontano la difesa dai rischi di alluvione, frane, incendi e disastri territoriali.
2. Ogni anno la Regione Toscana mette nel Bilancio molte decine di milioni di euro per far fronte alle catastrofi naturali (alluvioni, frane, incendi, inondazioni, ecc.). Queste catastrofi si potrebbero limitare o evitare, investendo progressivamente, anno per anno, una parte di questi fondi per finanziare la nascita di nuove iniziative agricole sostenibili soprattutto nelle aree più a rischio idrogeologico e incendi. Gli attori coinvolti potrebbero collaborare con i vari consorzi di bonifica esistenti, per creare una sinergia vincente sul controllo del territorio.
3. Ogni anno, le famiglie della montagna esportano fuori dei loro territori, della Toscana e dell’Italia, cifre immense per il settore agroalimentare, grazie alla grande distribuzione dei supermercati. Dobbiamo imporre lo sviluppo della filiera corta che, secondo alcune stime, potrebbe generare oltre 1000 nuovi posti di lavoro ogni 50000 abitanti.
4. Il mercato delle nuove aziende agricole dovrà essere la popolazione urbana grazie ad un “patto onesto e solidale”: la montagna protegge la città dalle alluvioni e inondazioni e la città sostiene l’economia di montagna comprando i suoi prodotti.
Queste proposte non solo creeranno lavoro e rilanceranno l’economia dei territori, ma aiuteranno ad impostare un sistema economico–produttivo più bilanciato, in cui al centro non ci sia più una crescita infinita che porta soltanto all’arricchimento di pochi, ma la ricerca dell’equilibrio con l’ecosistema e il rafforzamento di quella “coscienza del limite” – già insita nella storia della cultura toscana - la cui attuale mancanza è fra le cause della crisi climatica odierna.

2.5. La manifattura toscana.

La Toscana è stata famosissima per la sua manifattura in cui, allo spirito d’impresa si aggiungeva l’estro artigianale delle maestranze nel produrre “bellezza”. Dal recupero della produzione della seta, simbolo di una rinascita produttiva di qualità, al marmo, nel nome di Michelangelo, al tessile storico, alla moda, alla terracotta, alla grande ceramica (da Montelupo in poi).
Possiamo e dobbiamo rilanciare l’artigianato toscano con i marchi del Made in Tuscany, impegnando il mondo universitario toscano in una ricerca finalizzata a ricostruire la geografia manifatturiera toscana. Dal marmo, che sarà “di Carrara” ed usato solo per l’Arte e il Design (ribaltando il paradigma: da tanto marmo venduto a poco, a poco marmo venduto a tanto) ad ogni altro prodotto, il matrimonio sarà fra cose buone e belle del Buon vivere toscano, sposando i grandi sapori (il vino, l’olio, il cibo) con le grandi bellezze artigianali.
Su questo punto rafforzeremo l’identità Toscana, battendo il provincialismo che ha radici storiche molto profonde e ancora pone in competizione tra loro le varie aree della Toscana, anziché in cooperazione.
Un impegno straordinario sarà posto nella promozione della Toscana e del suo Buon Vivere in grado di soddisfare i 5 sensi, più il sesto (la fantasia, la cultura, il mito).

Condividi il nostro programma?

Esprimi la tua preferenza al voto.